» Beyond fashion » Interviste » Intervista a James Morrison: “I primi due album? Un tiro di prova”

Intervista a James Morrison: “I primi due album? Un tiro di prova”

James Morrison

La nostra collega Anna del team UK ha intervistato James Morrison, che da poco ha conquistato il primo posto delle classifiche UK grazie al suo nuovo album The Awakening.

A: Innanzitutto vorremmo complimentarci con te per il successo che stai avendo: numero uno nella classifica UK!

JM: Grazie mille! Stento anch’io a crederci. Sono davvero al settimo cielo…

A: Ti aspettavi che tutto ciò potesse accadere?

JM: No, sicuramente no. È il mio terzo album e ne sono molto soddisfatto, quindi è naturale che abbia pensato: “Hey, andrà sicuramente bene”. Ma non avevo idea di ciò che ne sarebbe venuto fuori. E ora l’album è effettivamente in testa alla classifica. È una svolta nella mia carriera che non mi sarei mai aspettato.

A: Quest’album si differenzia nettamente dai due antecedenti, e a tal proposito il titolo che hai scelto è emblematico (The Awakening – ‘Il risveglio’ NdT). Qual è la differenza principale il nuovo album e i precedenti?

JM: Con i primi due lavori dovevo sostanzialmente scoprire me stesso: stavo esplorando chi fosse James Morrison come artista. Questa volta tutto è stato molto più disteso. Non ci ho pensato molto sopra, l’ho semplicemente fatto. Ho attraversato un periodo molto emotivo della mia vita e queste esperienze hanno avuto un reale impatto sullo sviluppo dell’album. The Awakening è probabilmente la miglior raffigurazione di chi sono realmente.

James Morrison - The Awakening

A: E quindi perchè questo titolo? Ti senti realmente ‘rinato’?

JM: Sì, mi sono svegliato e ho capito di aver trovato me stesso: non solo come musicista, anche da un punto di vista personale. Ho passato molto tempo a pensare a cosa voglia dire vivere. Sono diventato papà, e nello stesso tempo mio padre è venuto a mancare – sono eventi che hanno avuto un forte impatto sulla mia vita, che mi hanno portato a riflettere ancora più profondamente.

A: In un’occasione hai dichiarato di sentire che i primi due album fossero due “tiri di prova” e che per il terzo avresti fatto qualcosa di diverso. Perchè?

JM: Quando entrai nel music business ero molto più giovane. Ai tempi mi sembrava una buona idea pubblicare due album pop. Ma ci ho dedicato troppo sforzo: l’unico mio pensiero era scrivere qualche buon passaggio per un nuovo pezzo pop. Ora ho un approccio molto più rilassato… Voglio comporre canzoni oneste e con un’alta carica emotiva, godendomi quel che faccio. Questa è la ragione per cui, sotto molti punti di vista, mi sembra di aver realizzato il mio primo vero album.

A: Spesso sottolinei che le tue canzoni sono autobiografiche. Dunque quando canti di dolore o di amore, ciò da cui trai ispirazione è parte di te? C’è qualcosa di auto-terapeutico nella musica?

JM: Certamente, a volte è proprio così. Tuttavia è molto più difficile scrivere riguardo a situazioni o problemi che non hai vissuto o provato in prima persona. A volte esplorare qualcosa solo con la propria immaginazione e provare a richiamare i sentimenti che suscita è molto più complicato che non vivere le situazioni sulla propria pelle.

A: A quando risale il tuo primo approccio alla musica?

JM: Ero molto piccolo. Nella casa dove sono cresciuto c’era sempre musica. Inoltre mia madre suonava in una band, cosa che mi ha certamente influenzato. Il primo momento decisivo è stato forse a 13 anni, quando ho imparato a suonare la chitarra. Ma posso dire che la musica ha avuto un ruolo nella mia vita sin da quando ho ricordi.

A: Nell’album nuovo c’è anche un duetto – il secondo della tua carriera, dopo Broken Strings con Nelly Furtado. Questa volta fai coppia con Jessie J: anche lei inglese ma molto più pop rispetto al tuo stile. Com’è nata questa collaborazione?

JM: A dire il vero si è trattato di un caso. Questa canzone era pronta da tempo ma la demo non suonava per niente bene, dunque ho deciso di metterla da parte per un po’. L’idea di farne un duetto ci è venuta quando siamo entrati in studio per registrarla. Inizialmente ero contro quest’idea: non era quello che volevo, soprattutto considerato quanto Broken Strings fosse così marcatamente pop. Semplicemente, non era quello che mi sentivo di fare. D’altra parte, più davo contro a quest’idea, più diveniva evidente che questa canzone era destinata a diventare un duetto. E Jessie J era perfetta, perchè ha una voce incantevole. Nonostante sia una cantante pop, la sua voce si è adattata perfettamente alla canzone: quel che ne è uscito è una combinazione musicalmente intrigante.

A: Che musica ascolti a casa? Jessie J?

JM: Ho una figlia, quindi naturalmente si ascolta molta musica da classifica tipo Jessie J o Lady Gaga. Tuttavia preferisco sonorità old-school: in particolare Reggae o Ska.

A: Qual è la tua canzone preferita in questo momento?

JM: Bè, non circola niente di particolare in radio, ma ho sentito una canzone interessante dei Little Dragon. Non ricordo il titolo ma è davvero bella!

A: C’è un posto in particolare dove vorresti suonare?

JM: Sì, al Red Rock in Australia. Ospitano sempre un palco per piccole esibizioni. Sarebbe fantastico!

A: La domanda che non possiamo non fare. Quanto tempo dedichi al mattino per la scelta del tuo outfit?

JM: Non molto. La mattina ci metto circa un’ora a prepararmi, ma solo perchè ho un risveglio molto lento. In teoria potrei farcela in 20 minuti. Ma la mattina ho bisogno di prendermi il mio tempo per un caffè e quant’altro. Vestirmi è la parte a cui dedico meno tempo.

A: E cosa ne pensi in generale del fashion?

JM: Prediligo uno stile classico. Non cerco di seguire ogni moda. Spesso quello che al momento “è di moda” si rivela essere spazzatura. Prendi ad esempio quei jeans super-skinny che vanno tanto di moda tra chi segue il panorama Indie – non sono per niente cool! Preferisco jeans semplici con un bel taglio, una bella T-Shirt e una giacca casual – niente di stravagante, ma piacevole e comodo.

A: Ti vediamo sempre con la tua collana – c’è una storia al riguardo?

JM: Quasi tutto ciò che è attaccato a quella collana è un regalo e ha una sua storia. Ad esempio c’è una targetta dell’esercito con la mia data di nascita – mio fratello ne ha una uguale – e naturalmente una croce. Per me rappresenta un simbolo di fratellanza, in quanto tutti condividiamo qualcosa: il nostro essere umani.