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Intervista a Patrizia Finucci Gallo

WriteWear

Patrizia Finucci Gallo – giornalista, scrittrice e blogger – ha dato il via a un interessantissimo progetto, giunto ora alla seconda edizione: parliamo di WriteWear, concorso letterario che prevede la premiazione di 5 differenti testi da trasformare in altrettante Think Shirt.

Sarà Silvian Heach, partner di questa nuova edizione, a realizzare le magliette. Il tema da sviluppare? Woman. My next revolution. Incuriositi da questa iniziativa, siamo stati particolarmente lieti di avere l’occasione di intervistare Patrizia.

WriteWear è oggi alla seconda edizione. Quali riscontri avete avuto quando, con Momaboma, avete proposto per la prima volta questa formula? Cosa vi aspettate dalla nuova edizione?

La proposta di collegare due mondi apparentemente lontani, come la scrittura e la moda, è stata un’idea che ha convinto subito. Lo stilista di Momaboma, Maurizio Longati, si definiva già il sarto delle parole, quindi il feeling è stato immediato. Ai partecipanti della prima edizione veniva chiesto di raccontare le proprie emozioni, la più bella fra quelle pervenute sarebbe diventata una borsa. Ha vinto Maria Francesca Venturo, che peraltro abbiamo poi scoperto essere una scrittrice già nota. Maria Francesca ha quindi ricevuto in regalo una bellissima bag che Maurizio ha disegnato ispirandosi al suo racconto.

Il messaggio di Writewear è che ogni capo ha una storia. Ogni stilista quando disegna una linea ci mette dentro una piccola verità, intessuta fra le pieghe di una gonna o nelle maniche di una camicia. Ciò che il consumatore indossa quindi non è un oggetto senza anima, né un semplice prodotto di mercato. Scegliere un capo è un po’ come identificarsi nello spirito del suo autore, coglierne l’intento. Tale combinazione esprime la tua personalità.

Writewear

In questa seconda edizione il nostro partner è Silvian Heach, un brand che sta andando fortissimo. Con loro abbiamo lanciato un tema aggressivo, Women. My next revolution. Ogni partecipante deve inviare un testo o una foto che esprima la sua prossima rivoluzione: rottamare l’auto o sostenere le donne saudite affinché ne possano guidare una, mollare il fidanzato o lottare contro i matrimoni combinati, scrivere il proprio libro o leggere tutto Proust, cambiare il colore dei capelli o togliere il velo per lasciarli attraversare dal vento… Una giuria per lo più composta da giornalisti (la conduttrice televisiva Carla Gozzi, Mimosa Martini del tg5, Emma D’Aquino Tg1, Patrizia Vacalebri esperta di moda dell’Ansa, Roberto Di Caro del settimanale l’Espresso, Rosalba Carbutti del Resto del Carlino, Natascia Ronchetti de Il Sole 24 Ore…) sceglieranno i cinque slogan più belli. Gli stessi saranno impressi sulle magliette che Silvian Heach realizzerà per pfgstyle. Il primo appuntamento con il pubblico di WriteWear è l’8 settembre alla Rinascente di Piazza Duomo a Milano, in occasione della Vogue Fashion Night.

I blog possono essere un eccellente mezzo per esprimere la duplice passione per moda e scrittura. Nella tua esperienza, quali sono le altre forme di intersezione tra questi due mondi che più ti hanno affascinata?

Le mie prime LouboutinIn realtà sono capitata fra i blog di moda perché sto scrivendo un libro dal titolo Le mie prime Louboutin. È stato un lavoro di ricerca che mi ha permesso di scoprire un mondo davvero interessante. L’individuazione di uno stile letterario di un autore si specchia spesso in una altrettanto definita individuazione dello stile e del comportamento. La moda ha segnato il panorama culturale lanciando stili letterari, da Sartre e i maglioni neri dell’esistenzialismo a Colette con le divise delle sue Claudine, da Oscar Wilde con l’effetto dandy alle giacche di taglio maschile indossate da Annemarie Schwarzenbach, dai pettinini di corno sui capelli di Anaïs Nin alle camicie leopardate di Marguerite Duras. E poi si pensi a come la moda ha identificato i movimenti artistici e culturali a cominciare dall’avanguardia: la blusa gialla di Majakovskij o i vestiti futuristi di Giacomo Balla, l’optical che era insieme moda e pittura, ma anche la minigonna di Mary Quant, che ha segnato la voglia di libertà e l’emancipazione della donna negli anni Sessanta.

Cosa ci puoi dire invece di PFG Style? Quali sono gli aspetti che più ti affascinano del blogging?

Pfg style ha un approccio intellettuale e irriverente verso la moda, è nato per creare suggestioni e legami con le parole. Pensa che nella moda e in letteratura si usano termini identici: lo stile, l’intreccio, la trama. Io non faccio outfit veri e propri ma propongo sempre un capo adiacente a un libro o posato sopra di esso. Oppure abbino scrittori del passato ad abiti e accessori di oggi, in un gioco di suggestioni e rimandi: come si vestirebbero oggi Virginia Woolf, Jane Austen piuttosto che Peggy Guggenheim, Oriana Fallaci, Fernanda Pivano? O, per converso, cosa potrebbe indossare una ragazza di oggi che volesse rifarsi al loro stile? Sono affascinata dal seguito di lettori che il blogging riesce a catturare.

PFG Style

Il mondo della moda ha dimostrato in più occasioni di non essere chiuso e autoreferenziale, come a volte si è sentito dire. Anche i binomi come “moda e scrittura” (oppure “moda e cibo”, “moda e cinema”, “moda e musica”…) hanno contribuito a rompere questo tabù. What’s next? Quali sono le prossime strade da esplorare?

L’anima e la personalità, sono due belle chiavi di lettura. Non a caso si ritorna a visitare la moda degli anni sessanta e i suoi legami con l’arte concettuale.

Una domanda ricorrente nelle nostre interviste. Il fenomeno “fashion blogging” è in rapidissima espansione, soprattutto in Italia. Cosa ne pensi? C’è qualcosa di negativo nel fatto che aprire un blog sia oggi alla portata di tutti (impoverimento dei contenuti, dispersività o altro)?

Tutt’altro. Sono giovanissime e per lo più studiano all’Università con indirizzi di tutto rispetto. E poi credo abbiamo davvero lanciato la moda democratica su corpi “democratici”. Non esiste fra loro un codice di bellezza, alcune sono alte altre basse. Rotondette o magre sul blog non fa la differenza, ciò che conta è l’interpretazione della moda. Per questo i capi che indossano sono mescolati, grandi firme con prodotti low cost. E questo è un bel risultato in termini di messaggio globale. Nessuna campagna contro le modelle magrissime potrebbe ottenere un risultato migliore.

Qualche rapida raccomandazione per chi decide di aprire un blog?

Scrivere correttamente: a volte leggo testi terribili.

C’è qualche fashion blog – italiano e straniero – che ti colpisce in maniera particolare?

Sì, Garance Doré, Une Chic Fille, Big Beauty, Je Veronique. E poi chapeau a Francesco Leone che a soli 28 anni ha impostato un sito come Italian Fashion Bloggers in grado di raggruppare migliaia di persone dedicando spazio e progettualità. Con lui farò un bel progetto il prossimo anno.

Chi sono gli scrittori/le scrittrici più fashion? E chi sono invece gli “scrittori mancati” nel mondo della moda?

Sicuramente Amélie Nothombe con il suo fascino gotico, ma anche David Benioff. E poi Andrea De Carlo, minimale, e Simona Vinci, intellettuale fino alla punta dei capelli. Se per “scrittori mancati nel mondo della moda” intendi quegli stilisti che sarebbero stati eccellenti scrittori, penso subito a Issey Miyake: la sua vita e il suo lavoro sono il suo libro, la cui prima pagina è, forse non tutti lo sanno, l’atomica di Hiroshima.

Cosa significa secondo te “avere stile”? Nel vestire e nello scrivere.

Lo stile, espressione che si usa i entrambi i campi, è l’essenza. Di un concetto, di una storia.

Domanda d’obbligo nelle nostre interviste: quali sono i tuoi stilisti preferiti?

Anne Demeulemeester, Gareth Pug e Hyunjoo Chung per le scarpe. Io vesto spesso Charles Anastase e vorrei possedere tutti i capi di Erkan Corush.

E i libri del 2011 da non mancare?

“Money” di Martin Amis.

Grazie mille Patrizia. Come ultimissima domanda ti chiediamo se puoi raccontarci quali sono i prossimi progetti su cui ti metterai al lavoro.

Dopo I love Islam, libro sulle giovani islamiche che usano la moda come emancipazione, pubblicato da Newton Compton (in uscita le traduzioni spagnola e francese, quest’ultima dal titolo L’Islam au féminin), sto scrivendo un divertente romanzo sul mondo delle blogger. Poi tornerò ad occuparmi di un romanzo biografico che riguarda una scrittrice francese. Inoltre sto avendo interessanti proposte di collaborazione da parte di noti brand che vogliono “riconciliare” corpo e testa. Infine, dopo la premiazione di ottobre, si parte di nuovo con Writewear: la terza edizione si terrà a marzo del prossimo anno.