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L’infografica sulle divise delle nazionali ai Mondiali di calcio in Brasile

Perché realizzare un’infografica sulle divise delle nazionali di calcio e parlarne all’interno di un blog di moda? Sicuramente la divisa in sé non aggiunge granché alla cifra tecnica delle squadre che le indossano, di conseguenza non possiamo certo dire che la scelta di una maglia piuttosto che un’altra rientri nell’ambito della competizione sportiva. D’altra parte non si può neppure parlare di veri prodotti di moda, confinati come sono all’interno di limiti strutturali e soprattutto cromatici che non possono essere aggirati. Probabilmente le divise si collocano un po’ nel mezzo, riuscendo a stimolare dibattiti sia tra gli appassionati di calcio che tra tifosi bisestili.

La grafica che presentiamo racconta quasi un secolo d’evoluzione nello stile delle maglie delle squadre che hanno partecipato ai mondiali, mostrando in modo schematico come gli stilisti delle principali marche di abbigliamento sportivo del mondo abbiano preso ispirazione dai trend del momento per realizzare divise accattivanti, in grado di coinvolgere qualche tifoso in più, e ovviamente stimolare il mercato del merchandising. Una tendenza diffusa è quella di disegnare maglie particolarmente attillate, seguendo una logica che si colloca esattamente nel mezzo della dicotomia tra moda e scelte tecniche di cui sopra: partendo dal presupposto che maglie di questo tipo abbiano l’indubbio vantaggio di rendere più difficile aggrapparsi ad esse per rallentare l’avversario e che rendano più visibile questa scorrettezza agli occhi dell’arbitro, non si può tralasciare il fatto che divise così strette strizzino l’occhio alle tifose più attente al fisico dei giocatori più prestanti.

Tuttavia questa non è l’unica storia raccontata da una grafica, per quanto semplice, come questa. Dando uno sguardo d’insieme si identificano chiaramente le compagini con più blasone a livello internazionale: la linea ininterrotta del Brasile, quelle quasi immacolate di Italia e Germania, scendendo giù fino alla prima apparizione della Bosnia, anche se l’attuale allenatore (il bosniaco Safet Sušić) ha già partecipato come giocatore ai tempi della nazionale Jugoslava.

Altre storie si riescono a scorgere: il Belgio, che potrebbe rivelarsi la novità di questo mondiale, o forse del prossimo, visto l’età media dei suoi gioielli, è vestita da un’azienda, la svizzera Burrda, attiva soprattutto in Asia e non certo conosciuta come le più celebri due o tre che si dividono la sponsorizzazione tecnica delle vere favorite del torneo; gli Stati Uniti, che tentano per l’ennesima volta di rendere popolare il calcio nel proprio paese a forza di divise sgargianti e sempre diverse, ma probabilmente senza successo visto che in Nord America il football, detto alla inglese, è tutt’altro sport; ed infine il Brasile, organizzatore del torneo, che nel 1954 cambiò i colori della divisa, dal bianco al verde-oro che li contraddistingue tutt’ora, dopo il disastro del mondiale ’50 (l’ultimo organizzato dal paese sudamericano), il tragico Maracanaço, che ha sconvolto un paese con una semplice partita di calcio. Ci riprovano nel 2014: riusciranno Neymar e compagni a difendere il fattore casa?

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